Corpus Hermeticum

Nel II e III secolo dopo Cristo alcuni teologi-filosofi pagani, in contrapposizione al Cristianesimo dilagante, produssero una serie di scritti presentati sotto il nome di Ermete Trismegisto.  Ermete Trismegisto è una figura mitica che indica il dio Thoth degli antichi Egizi, inventore dell’alfabeto e della scrittura, scriba degli dei, interprete e profeta della sapienza divina; i Greci lo identificarono con il loro dio Ermete e lo qualificarono come trismegisto, cioè tre volte sommo. I Padri della Chiesa, come Tertulliano e Lattanzio, per gli alti concetti contenuti negli scritti a lui attribuiti, lo ritennero una sorta di antico profeta pagano di Cristo, concezione che arrivò fino al Medioevo e al Rinascimento.

 

Fra i tanti scritti attribuiti ad Ermete Trismegisto il gruppo più interessante è formato da diciassette trattati più uno scritto pervenuto solo nella versione latina di un trattato dal titolo Asclepio. E’ questo gruppo di scritti che viene chiamato Corpus Hermeticum: tradotto da Marsilio Ficino, divenne un testo basilare per il pensiero umanistico- rinascimentale.

Nel Corpus Dio è concepito in funzione dei concetti d'incorporeo, trascendenza, infinito e luce.

La nascita dell'uomo terrestre è dovuta alla caduta di Anthropos (l'uomo incorporeo) che ha voluto congiungersi alla natura materiale. La sua salvezza consiste perciò nella liberazione da questo legame con la materia attraverso i mezzi indicati dalla conoscenza (gnosi) della dottrina ermetica. L’uomo deve prima di tutto conoscere se stesso, convincersi che la sua natura consiste nell’intelletto e se quest’ultimo lo abbandona è solo a causa della vita cattiva che l’uomo conduce; riconoscere se stesso in questo modo significa riconoscere Dio.

Gli uomini del Rinascimento furono colpiti dagli accenni al logos, ‘figlio di Dio’, e accettarono anche l'impianto astrologico e gnostico della dottrina, comprese le pratiche di magia simpatica.