Il viaggio dei tre monaci nel Paradiso Terrestre

E’ un’opera toscana del XV secolo scritta in volgare italiano. Narra il viaggio in Oriente di tre monaci, i quali si dirigono verso una meta ben precisa: il Paradiso Terrestre. Essi vogliono vedere le opere del creato di Dio che è l’ispiratore di questo viaggio. Decidono di partire, in primo luogo, perché sentono appunto che Dio li invita a conoscere le bellezze del suo creato e, in secondo luogo, perché vogliono iniziare a condurre una vita diversa che permetta loro di servire meglio il Signore.

Il testo è diviso in tre parti.La prima sembra una lode al Creatore per le sue meravigliose opere; il lessico usato in questa parte iniziale è diretto ad esaltare la sua potenza e la sua bontà e a ringraziarlo per i ‘mirabilia’ che i tre sono riusciti a vedere. La seconda parte sottolinea le cause che hanno spinto i monaci a partire per questo viaggio misterioso. La terza ed ultima parte racconta la loro partenza e il viaggio secondo un ritmo più incalzante e prendendo il tono di una narrazione vera e propria.

I tre monaci partono da Roma per dirigersi in Mesopotamia; durante il loro viaggio incontrano sia elementi naturali, sia ‘meraviglie’ di Dio. L’espressione ‘meraviglie’ si riferisce alle difformità, alle stranezze (i mirabilia) le quali suscitano orrore e disgusto e quindi, per giustificare tali mostruosità in creature di Dio, essi devono considerarle come una delle sue molteplici espressioni. Incontrano due tipi di mirabilia: quelli innocui e quelli pericolosi.

“…trovamo uno paese nel quale erano le formiche grandi come chani et veniaci adosso: et in veritade noi n’avemo grande paura. Allora noi ci facemo il segno della Santa Croce et elleno non ci fecono nullo male…”.

 Le formiche giganti, assieme ai Pigmei, agli uomini pelosi e alle donne con le poppe grandi, fanno parte dei mirabilia pericolosi. Quelli innocui invece sono i monocchi, gli sciapodi, le amazzoni, gli uomini uccello, i fratelli siamesi e le lamie.

“ ...gli uomini di quello paese aveano ampie le piante de’ piedi bene V palmi et più; et quando pioveva eglino si rovesciavano in terra et teneano le piante volte verso il cielo: et così facevano le femine;…”

“...trovamo una gente che aveano lo capo e llo beccho come uccello e lle braccia e lle mani et lo ‘mbusto come noi. …”

 “...Et poi uscimo di quello paese et trovamo uno paese nel quale dimoravano le Lamie, le quali erano le più belle femine di questo mondo…”

I tre protagonisti descrivono questi esseri come qualcosa di impressionante, ma che deve essere scoperto per conoscere completamente i disegni di Dio che essi invocano frequentemente per proteggerli da questi incontri: “… et preghamo Idio che tosto ci schampasse dalle loro mani…”.

Lungo il loro cammino sostano in luoghi che sono via via più santi in prossimità del Paradiso Terrestre. In ogni sosta essi si dimenticano del viaggio intrapreso; questo serve loro per diventare sempre più perfetti nella loro vita di uomini nuovi. Per purificarsi inoltre compiono dei simbolici gesti come ad esempio il bagnarsi i piedi segno di umiltà verso il Signore.

La difficoltà che essi devono superare, oltre agli incontri con i mirabilia, è l’attraversamento di selve oscure viste come valli infernali in cui sono ostacolati dalle urla degli animali selvatici e dall’oscurità totale.

A loro sostegno però lungo il cammino trovano dei segni provenienti dal Paradiso Terrestre che indicano il percorso esatto. Inoltre, in prossimità della  meta, trovano dei luoghi con un forte carattere paradisiaco i quali fanno capire loro che sono quasi arrivati. Uno di questi luoghi è il regno del prete Gianni: un immenso giardino di meraviglie e ricchezze che richiama  l’Eden, ad esempio nella fontana con l’acqua dal sapore mutevole che scaturisce direttamente dal Paradiso.

L’ultima prova che essi intraprendono è la salita al monte Paradiso, che è poco faticosa perché la loro spiritualità è quasi alla perfezione e quindi sono privi di tutto il peso dei loro errori umani. Sulla cima di questo montagna c’è la porta che li farà accedere finalmente al Paradiso Terrestre nel quale rimarranno per settecento anni.